TERRITORIO

Un capitale da salvaguardare

“ …Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su di un paesaggio che ne resterà modificato per sempre; contribuire inoltre a quella lenta trasformazione che è la vita stessa delle città. Quanta cura, per escogitare la collocazione esatta di un ponte e d’una fontana, per dare a una strada di montagna la curva più economica che è al tempo stesso la più pura!”

                                   M. Yourcenar 

A quasi dieci anni dalla pubblicazione della Convenzione Europea del Paesaggio, molto è stato scritto sull’influenza del paesaggio sul benessere dell’uomo, ciò nonostante restano ancora molte incertezze sulla sua applicazione.

Sono stati realizzati numerosi progetti in Europa preceduti da conferenze, incontri, convegni che hanno coinvolto gli architetti e ribaditi i valori del paesaggio, continuamente danneggiati delle attività umane.

È stata trascurata la necessità di un’opportuna integrazione tra competenze, discipline e tecniche diverse, confrontandole sia con i fattori naturali che con quelli culturali. Spesso, le architetture e le infrastrutture sono diventati elementi indifferenti al paesaggio, alla storia, all’assetto geomorfologico ed ai suoi significati simbolici anche quando la progettazione del paesaggio si è proposta di realizzare nuove funzioni riducendo i negativi impatti ambientali.  Ricercare dunque l’essenza del luogo, come sostiene anche Paolo Burgi, cioè una strategia progettuale che, coniugandosi con le vocazioni del territorio, prefiguri un progetto integrato di valorizzazione del contesto paesaggistico in armonia con le esigenze tecniche e con gli equilibri ecologici.

Da ciò si desume la centralità assunta dal paesaggio nel suo significato ecologico, fisico e simbolico come nuovo paradigma del progetto contemporaneo in grado di comprendere e integrare architetture e infrastrutture, ecologia e pianificazione, politiche sociali e attività urbane secondo una necessaria sistematicità.

 Le grandi trasformazioni culturali, sociali ed economiche in continua evoluzione, inducono a individuare i valori del paesaggio e le cause che determinano la sua metamorfosi, affinché si attuino metodologie e tecniche per organizzare le attività umane e riconciliare l’uomo con il proprio ambiente.

 L’architettura del paesaggio, che è la più antica tra le arti visive, oggi che l’uomo si allontana sempre più dalla città, che progetta grandi vie di comunicazione territoriali e imponenti impianti industriali al di fuori del centro abitato, diventa un’ indispensabile disciplina per ristabilire ed umanizzare l’ambiente naturale in modo sostenibile.

 Il paesaggio naturale non è un opera d’arte ma può suscitare emozioni, appagare la mente e influenzare lo spirito umano: è un’opera dell’uomo che lo riconcilia con il territorio anche se si assiste ogni giorno alla sua distruzione per la continua espansione delle città.

Esso rappresenta un capitale economico e sociale da salvaguardare. L’uomo da sempre ha utilizzato l’ambiente come cava per le sue attività economiche producendo una quantità di scarti (rifiuti da ciclo di lavorazioni, aria e acqua inquinata) paria ad un terzo del totale prodotto. Politiche sempre più attente a cicli di produzioni a basso impatto sull’ecologia nascono in tutta l’Europa in questi ultimi decenni. Si è posto quindi essenziale il ruolo dell’ecologia, e dunque dell’ambiente, nell’economia. Una città diviene produttiva, competitiva e quindi creativa se riesce a produrre riducendo l’emissioni nocive per l’ambiente.

I grandi poli industriali sorti negli anni 70’ del secolo scorso, grandi emettitori di inquinamento ma grandi produttori di economia, hanno subito processi di dismissione perché non più consoni alle richieste della società contemporanea in termini di salute e benessere dei cittadini.

Chiudono così grandi poli come l’ILVA di Bagnoli a Napoli, ma mentre in altri contesti europei (Berlino, Inghilterra, Spagna) questi diventano volano per nuove opportunità di sviluppo, in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno questo processo di “riconversione” è lungo, macchinoso ed improduttivo.

L’Associazione ARF ART vuole farsi promotrice ed interprete di questo processo di “riconversione” a basso impatto ambientale. L’azione di intervento che intende proporre è rivolta al sostegno ed alla attivazione di buone pratiche, mediante progetti ed iniziative capaci di avviare una educazione al territorio come capitale da salvaguardare anzichè come “cava” di estrazione. Utili in tal senso sono quei progetti a carattere laboratoriale atti a sperimentare la valenza del riciclo e dei prodotti biocompatibili come rispetto per l’ambiente ed opportunità per l’uomo. E’ su questa duplice chiave di lettura del territorio che ARF ART intende costruire il suo percorso di sensibilizzazione ed educazione per una rinnovata cultura e consapevolezza ambientale.